LEGGERE E SCRIVERE COME TERAPIA CONTRO IL DOLORE
Leggere e scrivere come cura e terapia contro il dolore e non solo come attività di svago e interesse. Ma anche per capire la malattia, per "vederla" da dentro. Farmaci e medicinali non bastano per curare i mali, miti e letteratura devono andare ad ampliare lo spettro degli strumenti per guarire. È quanto emerso in uno dei dibattiti in programma al recente Festival della Salute di Viareggio. "La cura avviene almeno per il 50% con le parole ha affermato Sylvie Menard, oncologa e scrittrice . Con le parole che il medico dice al paziente, rimuovendo ad esempio quelle che possono far male e con quelle che il malato usa per raccontare, capire e superare il proprio dolore". "La scrittura e la lettura vanno considerate come cure e terapie contro il dolore e la malattia ha detto Marco Venturino, anestesista, rianimatore e scrittore , perché forniscono una distrazione alla sofferenza, permettono di metabolizzarla e quindi trovarle un senso, una giustificazione. Procurano benessere. La scrittura è una forma strutturata e completa di elaborazione in quanto permette un dialogo con se stessi e anche se non guarisce, cura". Scrittura anche come aiuto per le persone in lutto. "Attraverso la scambio epistolare cerchiamo di portare la persona interessata dal dolore della perdita a rapportarsi col vuoto e l’assenza che ha lasciato il caro che aveva accanto ha spiegato Nicola Ferrari, portavoce dell’Associazione Maria Bianchi, che fornisce sostegno alle persone in lutto , così da costruire l’idea che anche chi non c’è più ha ancora molto da dare". Il rapporto fra letteratura e medicina si estende anche al campo dell’apprendimento. "Attraverso la lettura di alcuni romanzi è possibile conoscere la malattia, averne nozione da una visione interna, che discosta da quella esterna del medico. Emerge l’aspetto soggettivo del malato, il contesto ha spiegato Vito Cagli, medico internista e scrittore . Ne ‘L’idiota’ di Dostoevskij si trova una delle più belle descrizioni di epilessia temporale, che non è presente nemmeno nei trattati di neurologia, così come la spiegazione della peste fatta da Manzoni nei ‘Promessi Sposi’". (9Colonne)

























