UNA MOSTRA SULL’OSSESSIONE DELLA BELLEZZA

La Fondazione Durini di Milano (Via Santa Maria Valle 2) ospita da ieri la mostra "Beauty Farm". L’idea della mostra è quella di scandagliare, attraverso la testimonianza di una quindicina di artisti contemporanei, lo statuto della Bellezza oggi nell’arte, sospesa soprattutto tra ossessione e idealizzazione. Dai corpi scultorei e potentemente realistici, tutt’altro che idealizzati, portati nel bronzo dallo scultore Giuseppe Bergomi, a quelli, venati da un senso di inquietudine interiore, del pittore napoletanto Federico Lombardo; dai corpi classici, che sembrano usciti da un’atmosfera fiabesca, di Nicola Verlato, a quelli scolpiti nel legno, ma attraversati da inquietanti colature di resina, dell’altoatesino Aron Demetz; e ancora, dalle patinate ma sottilmente inquietanti fotografie di adolescenti di Nicola Vinci agli strabordanti collages di Felipe Cardeña, dove gli ideali di bellezza classica sono decontestualizzati attraverso variopinti sfondi floreali; e ancora, la bellezza di questo nuovo millennio è scandagliata attraverso le sculture in marmo di Michelangelo Galliani, i complessi e stratificati ritratti femminili di Cristiano Tassinari, i grandi volti di Tarik Berber, i raffinati volti dipinti da Paul Beel, le scioccanti fotografie di Robert Gligorov; ci sono infine le foto di Orlan, nelle quali la bellezza è ridefinita secondo canoni non convenzionali per la tradizione occidentale, le ambigue foto di -Artificial Beauty- di Micha Klein, le corrosive videoinstallazioni di Erwin Olaf dedicate al glamour internazionale, e gli inquietanti collages di Daniele Buetti, dove i volti delle modelle sono "sfregiati" dal marchio delle più celebri case di moda. (9Colonne)

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